Smart working fra nuovi rischi e nuova sicurezza da remoto

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Il lavoro da remoto è una risorsa importante, ma introduce nuovi rischi che richiedono protezioni oltre il perimetro aziendale.

In una situazione di emergenza, lo smart working rappresenta una grande risorsa per aziende, Pubbliche Amministrazioni e tutte le realtà che possono metterlo in atto. Tuttavia può nascondere rischi nuovi, come spiegava Roberto Cao Pinna, Responsabile Servizi Speciali Tecninf.

Il client che si collega in modo sicuro alla rete aziendale parte da una rete che non può essere considerata trusted. Le contromisure disponibili per i dispositivi attestati sulla rete aziendale non sempre possono essere applicate attraverso una rete remota e non sono garantite quando il client non è connesso tramite VPN.

Un dipendente può usare per attività personali lo stesso portatile fornito dall'azienda: social, posta privata, didattica online o condivisione di file. In un contesto familiare anche altre persone possono moltiplicare involontariamente il rischio utilizzando servizi non verificati.

Se il portatile viene infettato da malware o controllato da un attaccante, il problema maggiore emerge quando il dipendente si collega alla VPN: da quel momento il malware può raggiungere la rete aziendale e diffondersi verso altri sistemi.

Questo scenario impone alle aziende di andare oltre la semplice difesa perimetrale, adottando strumenti per il monitoraggio continuo di ciò che accade nella rete e verificando eventuali azioni di hacking.

Tecninf ha attivato una rete di esperti per l'analisi e il test dei protocolli aziendali, con l'obiettivo di aiutare le organizzazioni che utilizzano VPN a schermare le minacce. Nel mondo Internet sperare che non accada nulla non è una strategia: le contromisure devono essere efficaci, molteplici e progettate da professionisti che studiano quotidianamente le tecniche dei cyber criminali.